Piranesi, Susanna Clarke ~ Recensione | Review Party

Hola brainers!
Dopo una breve pausa, torno prontamente per parlarvi di un libro appena uscito qui in Italia: Piranesi di Susanna Clarke.
Sono sicura che avrete sentito parlare del fantasy rivelazione del 2020 e anche io ero curiosissima di immergermi in questa lettura, così ho colto la palla al balzo e ora vi parlerò di questo romanzo particolare ed evocativo che, in tutta sincerità, vi consiglio moltissimo.

Prima di iniziare la recensione, ringrazio la casa editrice Fazi Editore per avermi fornito una copia gratuita del romanzo in cambio di una recensione onesta e Francesca di Coffee and Books per aver organizzato un super Review Party.

TRAMA:
Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

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Ravensong – Il canto del corvo, T. J. Klune ~ Recensione | Review Party

Hola brainers!
Oggi ritorniamo a Green Creek dalla nostra banda di licantropi per scoprire il secondo volume della saga di T. J. Klune: Ravensong – Il canto del corvo.
Il romanzo è uscito il 27 novembre e lo trovate già in libreria e online.
Se, invece, volete leggere la recensione del primo, la trovate qui Wolfsong – Il canto del lupo.

Prima di iniziare, vi invito a recuperare le recensioni delle mie colleghe (trovate il calendario alla fine della recensione) e ringrazio la Triskell Edizioni per avermi fornito una copia del romanzo in cambio di una recensione onesta e Giusy di Divoratori di libri.

TRAMA:
Gordo Livingstone non ha mai dimenticato le lezioni incise sulla sua pelle. Temprato dal tradimento di un branco che lo ha abbandonato, ha cercato conforto in un’officina nella piccola città di montagna in cui vive, giurando di non lasciarsi più coinvolgere dagli affari dei lupi.
Avrebbe dovuto bastargli.
E gli è bastato, finché i lupi non sono tornati, e con loro anche Mark Bennett. Alla fine, hanno affrontato la bestia insieme, come un branco… e hanno vinto.
Un anno dopo, Gordo si ritrova ancora una volta a essere lo stregone del branco dei Bennett. Green Creek ha trovato un equilibrio dopo la morte di Richard Collins, e con difficoltà Gordo cerca di ignorare Mark e il canto che ulula tra loro.
Ma il tempo stringe. Qualcosa è in arrivo. E questa volta striscia da dentro.
Alcuni legami, non importa quanto forti, sono fatti per essere spezzati.

RECENSIONE:

È così che fanno i lupi. Ululiamo e ululiamo finché qualcuno non sente il nostro canto. E tu l’hai udito.

Eccoci ancora qui, con la relazione di amore/odio tra me e T. J. Klune che continuo a criticare, ma che continuo pure a leggere… che trip.

Ci eravamo lasciati con Wolfsong, che avevo definito il libro più trash di sempre ma che è impossibile da posare. E ora ci troviamo tra le mani Ravensong che, devo ammettere, tra tutti i libri della saga è quello che mi è piaciuto meno (il terzo è in assoluto il mio preferito). Non perché sia brutto, ma è sicuramente il più noioso e cupo dei quattro.

La storia è narrata da Gordo, il nostro stregone misterioso e schivo. Questo è un bene perché il suo personaggio è sicuramente uno dei più interessanti della saga. Gordo è un uomo pieno di segreti che non si sbilancia mai e Wolfsong su di lui ci ha lasciati con più domande che risposte. In questo libro, leggiamo dei tre anni che Gordo ha passato insieme a Joe, Kelly e Carter alla ricerca di Richard Collins e poi leggiamo del suo spaesamento quando, una volta tornato, trova tutti i cambiamenti avvenuti a Green Creek in quel periodo. Inoltre, l’autore ci parla finalmente anche del passato di Gordo, le vicende con quell’infame di suo padre e che cosa sia successo con Mark.

L’autore ha fatto una cosa che ho apprezzato molto (aiuttt lo sto dicendo davvero?), cioè l’adattare lo stile narrativo al narratore del romanzo. Quindi, dato che Gordo è un adulto, particolarmente tormentato e dal passato difficile, Ravensong è un libro cupo ed è caratterizzato da uno stile più lapidario. Inoltre, dato che Gordo è nato nel mondo dei licantropi, in questo romanzo scopriamo anche molte più informazioni riguardo al branco e, in generale, alla “società” dei licantropi.

Come per lo scorso volume, il clou della storia inizia a metà libro (al contrario del terzo volume, dove l’azione inizia immediatamente) e quindi nella prima metà mi sono annoiata un po’. Poi, procedendo, la vicenda si fa più incalzante, anche se rimane comunque molto cupa.
I cambiamenti temporali tra presente, passato (i tre anni passati a inseguire Collins) e infanzia di Gordo non sono bene segnalati e più di una volta mi sono ritrovata a dover tornare indietro a rileggere delle parti che si capisce molto dopo essere ambientate nel passato e non nel presente.
La storia d’amore tra Gordo e Mark non è al centro della vicenda (anche se c’è ed è carinissima), ma è una cosa apprezzabile perché rispecchia l’età dei due e il fatto che, semplicemente, le vicende della propria famiglia e del branco sono – in luce al caos che sta succedendo – più importanti per loro.

Per il resto, riconfermo il mio giudizio che alcune delle cose più belle e interessanti del romanzo siano il concetto di branco e il rapporto “non convenzionale” tra i protagonisti. Lupi e umani del branco hanno questo rapporto bellissimo e affettuoso che risolleva la lettura.
Alcuni dei personaggi secondari vengono approfonditi di più, ma rimangono ancora abbastanza mono-dimensionali.

Spero che presto la casa editrice pubblichi anche il terzo, perché quello l’ho proprio adorato e mette in campo anche altri lati della sessualità che poco vengono esplorati nei libri.

Il libro bianco perduto, Cassandra Clare | Review Tour

Hola brainers!
Oggi vi presento la recensione de Il libro bianco perduto di Cassandra Clare uscito il 24 novembre per Mondadori e un approfondimento sul momento “storico” e l’ambientazione del romanzo.

Ringrazio Mondadori per avermi fornito una copia in anteprima in cambio di una recensione onesta ed Erika de il confine dei libri per aver organizzato il Review Tour!

TRAMA:
Tutto sembra procedere anche troppo bene per Magnus Bane e Alec Lightwood, quasi sorpresi per la quiete e la felicità che la vita sta regalando loro, freschi genitori di Max, un bambino stregone di nemmeno un anno. Per sgretolare l’idillio, però, è sufficiente che due vecchie conoscenze di Magnus irrompano nottetempo nel loro bellissimo loft newyorchese, feriscano al petto lo stregone con un’insolita arma e rubino il Libro Bianco, la raccolta di incantesimi più potente in circolazione. A quel punto, Magnus e Alec non hanno scelta: sanno che devono tentare il tutto per tutto per riprendersi il prezioso volume. E per farlo saranno costretti a seguire i ladri fino a Shanghai. Prima, però, dovranno chiamare rinforzi e soprattutto trovare una babysitter. In loro aiuto accorrono subito Clary, Jace, Isabelle e Simon Lovelace, da pochi mesi uno Shadowhunter a tutti gli effetti. Una volta a Shanghai, però, il sestetto si rende subito conto che una minaccia ancora più oscura li sta aspettando. E che, poiché i poteri di Magnus, a causa della ferita subita la notte del furto, stanno diventando sempre più instabili, potrebbero non essere capaci di arrestare l’avanzata dei demoni nella città. E se fosse davvero così, potrebbero essere costretti a seguirli fino al loro luogo d’origine, il regno dei morti. Ce la faranno Magnus, Alec e i loro amici a fermare la minaccia che si sta dispiegando sul mondo? E, soprattutto, riusciranno a tornare a casa prima che Max faccia impazzire la mamma di Alec?

RECENSIONE:

La mia amicizia con te è sempre stata un ricco arazzo di avvenimenti terribili, Magnus.

Tornano i nostri Malec e la mia squad Shadowhunter preferita per un’altra divertente e pericolosissima avventura.
Il libro bianco perduto è ambientato dopo gli avvenimenti di TMI e quelli de Le cronache dell’Accademia Shadowhunter (uno dei miei libri della VITA). Nel mondo degli Shadowhunter incombe la Pace fredda, che dopo la sanguinosa conclusione di Città del fuoco celeste, impone pesanti sanzioni e regole al popolo fatato accusato di aver aiutato Sebastian ad attuare il suo piano folle. Questo, chiaramente, ha aumentato l’odio che le fate provano per gli Shadowhunters e messo certi Shadowhunter radicali ancora di più contro i Nascosti (cough Zara infame cough).
Per questo, il santo Alec Lightwood ha creato l’Alleanza tra Shadowhunter e Nascosti.
Uno degli aspetti che più mi erano piaciuti di Le cronache dell’Accademia, oltre al fatto che quel figo di Simon fosse il protagonista, era che finalmente il personaggio di Alec venisse approfondito (perché in TMI era decisamente di contorno farfallino). Così, oltre all’Alleanza, vediamo anche come Alec e Magnus finiscono per adottare Max, loro figlio.

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Traduzione delle Meraviglie | Alice, Dorothy & Wendy, Blog Tour

Hola brainers!
Per l’uscita di Alice, Dorothy & Wendy, volume contenente i tre classici della letteratura, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (e il seguito Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò), Peter Pan e Il Mago di Oz, insieme a Debs’ Court of Dreams e Vittbookbites, mi sono occupata di recensire e approfondire Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Sul blog trovate già la mia recensione e oggi parleremo delle varie traduzioni e sfide traduttive di questo romanzo per bambini, pubblicato da Lewis Carroll nel 1865.

Prima di tutto, però, ringrazio Oscar Mondadori che mi ha fornito una copia del romanzo in anteprima in cambio di una recensione onesta e ringrazio La Petite Pritt per aver organizzato un super Blog Tour e Review Party.

Di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie esistono più di 50 traduzioni italiane diverse, che rappresentano un caso ampliamente studiato da traduttori e linguisti. Il numero delle traduzioni è così elevato anche perché il libro è fuori copyright dal ‘900 e per pubblicarlo alle case editrici (o ai singoli) basta produrre una nuova traduzione.
Iniziamo col dire che la prima traduzione italiana de Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie è del 1872 (quindi, relativamente abbastanza vicina alla data di pubblicazione dell’originale). La traduzione è a opera di Teodorico Pietrocola Rossetti, amico di Lewis Carroll e per questo raccomandato come traduttore dallo stesso autore al proprio editore. Questa traduzione è estremamente fedele all’originale, ma non ha fortuna in Italia perché ne furono stampate solo 300 copie di pessima qualità.
La seconda traduzione è del 1908 ed è a opera di Emma Cagli. Anche se la traduzione è criticata per essere di bassa qualità, piena di toscanismi e moralista, è comunque quella che fa conoscere Alice nel Paese delle Meraviglie al pubblico italiano. Tuttavia, questa era un’edizione illustrata, particolarmente costosa, quindi poco adatta per essere comprata da molte famiglie per i propri bambini.
Così, è la terza traduzione del 1913 che diffonde definitivamente il romanzo in tutta Italia. La traduzione è anonima, anche se oggi sono quasi tutti convinti che sia opera di Silvio Spaventa Filippi, direttore della collana La biblioteca dei piccoli in cui è inserito questo romanzo e traduttore prolifico dall’inglese all’italiano. Questa traduzione riprende e sistema quella di Pietrocola Rossetti. Inoltre, questa è la prima edizione che contiene anche il seguito del romanzo: Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, tradotto in Alice nel paese dello specchio.

Le difficoltà traduttive partono subito dal titolo.
La prima traduzione (e non solo quella, ovviamente) lascia il titolo come in inglese. Così, Alice’s Adventures in Wonderland diventa Le avventure d’Alice nel Paese delle Meraviglie. La seconda traduzione, invece, omette direttamente il nome Alice perché poco diffuso nell’Italia di inizio ‘900 e intitola il romanzo Nel Paese delle meraviglie. Quella di Emma Cagli è una traduzione estremamente addomesticante, cioè che sostituisce intere parti del testo adattandole al lettore italiano (quindi, ad esempio, alcune filastrocche sono cambiate completamente e sostituite con quelle conosciute dai bambini italiani). È grazie alla terza edizione de La biblioteca dei ragazzi, che entra nell’immaginario comune il titolo Alice nel Paese delle meraviglie.

Una caratteristica importante del romanzo è il fatto che Carroll utilizzi dei nomi comuni per definire i personaggi, quindi abbiamo Mouse/Topo, Caterpillar/Bruco, Gryphon/Grifone, Hatter/Cappellaio, ecc…
E qui, a parte qualche eccezione, tutte le traduzioni sono uguali.
Le difficoltà arrivano per la traduzione di White Rabbit, Cheshire Cat, March Hare e Mock Turtle. Per il Coniglio Bianco (qual è il nome e qual è il cognome?) si discosta dal resto la traduzione fatta nel cartone della Disney in cui viene chiamato Bianconiglio.
Gli altri nomi si riferiscono a credenze note all’epoca di Carroll, ad esempio era credenza che le lepri a marzo fossero pazze a causa della stagione degli amori, oppure il nome Cheshire Cat si riferisce al detto “grin like a Cheshire cat”.
Quindi, come tradurli in italiano?
Per quanto riguarda March Hare, la maggior parte delle traduzioni presenta il nome Lepre Marzolina. Per quanto riguarda il nostro Cheshire Cat sono state presentate parecchie traduzioni, la più diffusa è comunque Gatto del Cheshire (usata anche in questa edizione), mentre qualche traduttore ha cercato di trasmettere l’immagine del gatto sorridente: Pietracola, ad esempio, lo chiama Ghignagatto e nella versione della Disney è chiamato Stregatto.

Tuttavia, una delle sfide traduttive più difficili è rappresentata dai nomi degli assistenti del Coniglio Bianco, Bill e Pat, perché protagonisti di alcuni giochi di parole presenti nel testo (come il titolo del quarto capitolo “The Rabbit Sends in a Little Bill” che gioca sull’assonanza tra il nome di Bill e la parola conto in inglese, bill). Qui le traduzioni sono innumerevoli, alcuni hanno cercato di mantenere il gioco di parole cambiando il nome di Bill e altri hanno l’hanno direttamente eliminato. Nella traduzione di questa edizione, per esempio, hanno mantenuto il nome Bill ed eliminato il gioco di parole (traducendo il nome del capitolo: Il coniglio presenta un conticino).

Vi siete mai resi conto della difficoltà di traduzione di alcune espressioni?

Questo mio articolo è, ovviamente, solo un’infarinatura. Se vi interessa l’argomento, su Internet trovate saggi su saggi che analizzano le varie traduzioni di Alice nel Paese delle meraviglie.

Qui sotto vi lascio le fonti che ho usato per l’articolo e il calendario del tour!

Fonti:
engramma
MareMagnum

Gideon la Nona, Tamsyn Muir ~ Recensione | Review Party

Hola brainers!
Oggi vi parlo del romanzo del momento qui in Italia, Gideon la Nona di Tamsyn Muir uscito il 17 novembre per Mondadori, nella collana Oscar Fantastica.
Alla fine della recensione, troverete anche l’elenco delle mie compagne di tour, quindi passate anche da loro!

Ringrazio Oscar Mondadori che mi ha fornito una copia del romanzo in anteprima in cambio di una recensione onesta e ringrazio Erika di @tigerlily.books e Spill the Book per aver organizzato un super Blog Tour e Review Party.

TRAMA:
Allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un’infinità di scheletri, Gideon è pronta ad abbandonare una vita di schiavitù – nell’aldiquà – e una da cadavere rianimato – nell’aldilà. Prenderà la sua spada, le sue scarpe e le sue riviste zozze e si preparerà a un’audace fuga. Ma la nemesi della sua infanzia non la lascerà di certo andare senza chiederle qualcosa in cambio.
Harrowhark Nonagesimus, Reverenda Figlia della Nona Casa e prodigio della magia ossea, è stata convocata. L’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all’ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un’onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; ma nessun necromante può ambire all’ascensione senza un paladino. Senza la spada di Gideon, Harrow fallirà e la Nona Casa morirà.
Chiaro, ci sono sempre cose che è meglio se restano defunte.

RECENSIONE:

«Nonagesimus» le disse lentamente, «l’unico lavoro che farei per te è tenerti ferma la spada mentre ti ci butti sopra. L’unico lavoro che farei per te è pigliarti a calci in culo così forte da riaprire il Sepolcro Sigillato, con tanto di parata che viene fuori per cantarti “Lallallero! Un culo sfasciato!”. L’unico lavoro che farei per te è guardarti mentre ti tuffi in carpiato nel Drearburh dall’ultimo livello.»
«Sono tre lavori» commentò Harrowhark.
«Datti fuoco, Nonagesimus.»

Che cosa posso dire, brainers… sono un po’ confusa!
Gideon la Nona è uno di quei libri molto strani che non capisco se mi siano veramente piaciuti oppure no. Metà del libro è stato un delirio unico e nell’altra metà ero confusa di brutto.

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Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll | Review Party Alice, Dorothy & Wendy

Hola brainers!
Questa settimana si terrà il blog tour e review party di Alice, Dorothy & Wendy, lo splendido volume edito Oscar Mondadori – in uscita oggi – che racchiude tre classici della letteratura: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (e il seguito Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò), Peter Pan e Il Mago di Oz.

Oggi trovate la mia recensione di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e venerdì parleremo delle sfide traduttive di questo classico di Lewis Carroll.

Ringrazio Oscar Mondadori che mi ha fornito una copia del romanzo in anteprima in cambio di una recensione onesta e ringrazio La Petite Pritt per aver organizzato un super Blog Tour e Review Party.




Alice e le sue avventure nel favoloso Paese delle Meraviglie, di là e di qua dallo specchio.
Wendy, l’amica di Peter Pan che per molti lettori è la vera eroina dei romanzi con il bambino che non vuole crescere.
Infine Dorothy, la piccola protagonista portata da un tornado nel fantastico mondo di Oz.
Tre ragazzine curiose e audaci, al centro di tre grandi classici che, ciascuno a suo modo, hanno saputo celare sotto le spoglie del racconto di fantasia messaggi e metafore della vita.




RECENSIONE:

«Niente potrebbe essere più limpido. E poi, ancora: “le venne un accidente…”, a te non sono mai venuti accidenti, vero, cara?» disse alla Regina.
«Mai!» disse la Regina inferocita, tirando un calamaio alla Lucertola. […]
«Allora ogni riferimento a te è accidentale» disse il Re, guardando intorno l’aula con un sorriso.
Ci fu un silenzio di tomba.
«È una freddura!» aggiunse irritatissimo il Re, e tutti risero.

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Leggi Tenebre e Ossa se hai amato… (libri, film, serie tv) | Blog Tour

Hola brainers,
siete pronti per scoprire se Tenebre e Ossa è il libro che fa per voi?
Avete sentito parlare della saga Grisha di Leigh Bardugo ma non sapete se leggerla oppure no?

Allora, preparatevi. Insieme scopriremo se questo è il romanzo che stavate cercando!

Ci sono certi libri, film o serie tv che amiamo e che sono insostituibili nel nostro cuore. Così, ricerchiamo gli elementi narrativi che hanno reso certe storie indimenticabili in lungo e il largo.
Ecco perché se avete amato i libri o serie tv che vi metterò qui sotto, potete comprare subito Tenebre e ossa e andare sul sicuro!

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Tenebre e ossa, Leigh Bardugo ~ Recensione | Blog Tour

Hola brainers,
oggi vi propongo la recensione di Tenebre e ossa, il primo romanzo nella trilogia Grisha scritta da Leigh Bardugo e già in libreria dal 4 novembre.
In fondo alla recensione, trovate il calendario delle recensioni e degli approfondimenti così potete passare anche dalle mie colleghe di tour.
Stei tiund perché lunedì uscirà sul blog un articolo di approfondimento: Leggi Tenebre e ossa se ti è piaciuto…

Intanto, ringrazio Mondadori che mi ha fornito una copia del romanzo in anteprima in cambio di una recensione onesta e Giusy di Divoratori di libri per aver organizzato un super Blog Tour e Review Party.

TRAMA:
L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

RECENSIONE:
Di Leigh Bardugo mi mancava da leggere proprio questa saga, era da tempo immemore nella mia tbr ma avevo sentito dei pareri molto discordanti al riguardo e quindi non mi sono mai decisa a iniziarla.

Devo dire che questo primo romanzo mi ha convinta, c’era qualche elemento estremamente cliché ma niente di troppo disturbante.
La storia è coinvolgente, il ritmo incalzante, i personaggi incuriosiscono molto e tutto il mondo e gli ordini Grisha creati da Leigh Bardugo sono estremamente interessanti.

Tutto nel mondo poteva essere scomposto nelle stesse piccole parti.
Quella che sembrava magia era in realtà manipolazione della materia ai suoi livelli più elementari.

Il mondo creato da Leigh Bardugo è popolato da Grisha, persone in grado di manipolare la materia ai suoi livelli più elementari. Scovati fin da piccoli, i Grisha vengono cresciuti ed educati in una specie di Accademia a Ravka (la capitale del regno) e vanno a comporre La Seconda Armata. Essenzialmente, sono l’élite dell’esercito, ma vengono odiati da tutti per i loro poteri e sono un po’ gli schiavetti del regno. Inoltre, ci sono certe popolazioni, vedi i Fjerdiani, che proprio cancellerebbero i Grisha dalla faccia della terra.
I Grisha si dividono in tre ordini, in base al tipo di “potere” che possiedono: Corporalki, Etherealki e Materialki che, a loro volta, si dividono in due o tre categorie in base alla specializzazione.
Poi, abbiamo i nostri outsider Alina Starkov che è un’Evocaluce e l’Oscuro, che è essenzialmente l’uomo più potente del regno.

In questo regno si estende minaccioso il Nonmare, una distesa di oscurità abitata dai Volcra, mostri che cercano di divorare ogni essere umano che si avventuri lì dentro. La nostra storia inizia proprio così, con Alina, Mal e i loro compagni soldati del Primo Esercito che si preparano ad attraversare il Nonmare, senza la certezza di uscirne vivi. Quando, inevitabilmente, vengono attaccati, Alina – pur di salvare Mal – tira fuori un potere nascosto dentro di lei. Così si scopre che Alina è l’unica Evocaluce esistente e l’unica che può estinguere il Nonmare, viene quindi mandata a Ravka ed entra nelle grazie dell’Oscuro (con grande invidia di alcuni).
Ma le cose non sono mai bianche o nere e forse è proprio nel palazzo dorato dei Grisha che si nasconde la minaccia più grande.

Il problema del desiderio è che ci rende deboli.

La nostra protagonista, Alina è la tipica chosen one dei fantasy: la ragazza bruttina che pensa di non essere niente di speciale e poi si scopre che è l’unica a poter salvare il mondo.

Però, sinceramente, non mi sta per niente antipatica. Alcuni atteggiamenti cadono molto nel cliché (e un paio di volte ho proprio lanciato gli occhi nell’interspazio), ma mi piace la sua psicologia: Alina è una ragazza orfana che ha come unica famiglia il suo migliore amico, Mal, e che desidera trovare un posto da chiamare casa. Così, quando perde Mal, si lega emotivamente al primo figo che la fa sentire speciale ed essenziale. Però, a parte un paio di momenti in cui le avrei dato una botta in testa, mi piace che sia una ragazza in grado di adattarsi alle pizze che la vita le lancia in faccia. Sono curiosa di vedere come di comporterà nei prossimi libri (anche dopo QUEL finale).

Tutti i personaggi mi sono piaciuti parecchio, a partire dal cattivo che – essenzialmente – è troppo figo. Lui è proprio un cattivo vero, crudele e manipolatore che non si fa impietosire e va avanti per la sua strada asfaltando tutti. È un cattivo che si è studiato bene la sua strategia e, con l’inganno, ha creato un seguito che per lui farebbe di tutto, anche perché i Grisha si sono stufati di essere trattati come pericolosi abomini.
Comunque, per quanto sia figo, rimane sempre un falso manipolatore e non riesco a shipparlo con la protagonista.


Negli anni, ne ho sentite di tutti i colori su Mal, e la ship tra lui e Alina non sa proprio di partire per il fandom. Sinceramente, in questo primo romanzo, mi è piaciuto abbastanza come personaggio. Anche perché non è che si sia visto un’esagerazione e per ora mi sembra un ragazzino piuttosto in gamba: Mal è il miglior tracciatore del regno ed è sempre pronto a rischiare la vita per proteggere Alina. Questo, nel mio libro, è sotto la colonnina dei pro. Poi, lo sapete, uno dei miei topoi preferiti è il friends to lovers, preferibilmente se sono amici d’infanzia, quindi questa ship cade proprio nelle mie corde!
Ma riservo giudizio finché avrò letto tutta la saga…

Poi abbiamo un altro dei miei personaggi preferiti: Genya. Questa Grisha Plasmaforme mi darà infinite gioie, già lo so. Già in questo primo romanzo della saga è una delle più fighe del circondario e so che potrà solo migliorare. Genya è una Grisha reietta anche dai suoi simili, a causa della sua bellezza e del suo potere, è abusata dal re e odiata dalla regina, che l’ha resa la sua schiavetta. Genya nasconde le sue cicatrici dietro una facciata spensierata e fondamentale sarà l’incontro e l’amicizia che instaura con Alina. Ship della vita tra Genya e il Fabrikator super nerd David. Quando si dice a match made in heaven. Un altro personaggio che in questo romanzo è solo accennato ma che so avrà un’importanza fondamentale nei prossimi romanzi è Zoya, Grisha fighissima e stronzissima.
Comunque, sospetto che questi personaggi diventeranno per il lettore (leggi: me) più interessanti della stessa protagonista e dei suoi patemi.
Amore bonus che non so se si vedrà mai nei prossimi romanzi dato che in questo si è visto solo due secondi: quel figone di Fedyor – am I right or am I right? -.

Come sempre, lo stile di Leigh Bardugo è speciale e compensa tutte quelle parti un po’ cliché e piattine che poi scompariranno completamente in Sei di corvi, ma che in questo romanzo possiamo trovare.
La storia è comunque sempre molto scorrevole e, anche se non ci sono momenti da cardiopalma o da plot twist esagerato (sempre stile Sei di corvi, per capirci), è piacevole, interessante e non annoia.

All in all, questo è un romanzo che consiglierei sicuramente ed è un degno inizio di una saga che si preannuncia molto piacevole. Sicuramente, ora non vedo l’ora di iniziare il secondo!

Topoi presenti in A caccia del diavolo ~ Approfondimento | Blog tour

Hola bookishbrainers!
Oggi, per me, finisce il mega blog tour della Kerri Maniscalco che ha scandito i due mesi passati, ma non temete perché ci sono ancora molte tappe future nei blog delle mie colleghe (vi lascio il calendario alla fine dell’articolo).
Nell’articolo di oggi, parliamo dei topoi letterari presenti in A caccia del diavolo.
Se non le avete ancora lette, sul blog trovate anche le recensioni degli altri volumi, Sulle tracce di Jack lo Squartatore,  Alla ricerca del Principe Dracula e In fuga da Houdini, nonché gli approfondimenti sulla Letteratura Young Adult, su Donne e Istruzione e sulla figura di Harry Houdini.

Intanto, ringrazio la cara Oscarvò che mi ha fornito una copia del romanzo in anteprima in cambio di una recensione onesta e Deborah di Debs’ Court of Dreams e Mariarita di Evenstar Johanna per aver organizzato un super Blog Tour e Review Party.

Cos’è il topos?
Il topos o luogo comune è un elemento narrativo ricorrente in un genere letterario o nelle opere di un autore. I topoi, oltre a caratterizzare un genere, possono anche essere indicativi di un’epoca letteraria. Spesso, più comunemente, li chiamiamo cliché, ma non sono affatto la stessa cosa. Nel linguaggio letterario i topoi non sono negativi, anzi l’autore li deve conoscere perché sono gli elementi che definiscono i generi letterari. I cliché, invece, hanno alla base i topoi, ma sono concetti talmente triti e ritriti da risultare assolutamente banali.

Come ho già scritto nella recensione, questo volume conclusivo della serie è decisamente molto più romance rispetto a quelli precedenti e, quindi, presenta una serie di topoi letterari tipici del genere. Nonostante questo, rimane comunque un romanzo YA quindi presenta topoi tipici anche di questo tipo di letteratura.
Oggi, scopriamo insieme quali sono e vedremo anche se cadono nella categoria dei cliché.

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Ragazzi della tempesta, Elle Cosimano ~ Recensione | Review Party

Hola brainers,
iniziamo il penultimo mese di quest’anno nefasto con la recensione di un YA che trovate già in libreria: Ragazzi della tempesta di Elle Cosimano.
Alla fine della recensione, vi lascio il calendario del Review Party così potrete passare a leggere anche le recensioni delle mie colleghe.

Intanto, ringrazio la Rizzoli che mi ha fornito una copia del romanzo in anteprima in cambio di una recensione onesta e Elena di Sunflakes per aver organizzato un super Review Party.

TRAMA:
Scelta numero uno: vivere o morire. In una gelida notte d’inverno, Jack Sommers è chiamato a scegliere tra vivere per sempre, secondo le antiche leggi magiche di Gaia, o morire. Jack sceglie di vivere e in cambio da quel momento in poi sarà un Inverno. Come le altre Stagioni, ogni anno Jack deve dare la caccia e uccidere chi viene prima di lui. Le leggi di Gaia sono chiare: l’Inverno uccide l’Autunno, l’Autunno uccide l’Estate, l’Estate uccide la Primavera, la Primavera uccide l’Inverno. Questo significa che Jack uccide Amber. Amber uccide Julio. Julio uccide Fleur. E Fleur uccide Jack. Sono tutti addestrati a cacciare e uccidere, e tutti a turno muoiono. Ma quando Jack e Fleur – Inverno e Primavera – sono attratti l’uno dall’altra contro ogni buon senso e regola della natura, la legge spietata che governa le loro vite eterne a un tratto diventa qualcosa di personale e di doloroso. Fleur verrà bandita per sempre, se insieme non troveranno il modo per fermare il ciclo naturale delle cose. Quando le quattro Stagioni si coalizzano, mettendo a rischio la loro immortalità in cambio di amore e libero arbitrio, la loro fuga attraverso il Paese li condurrà in un luogo in cui saranno costretti a difendersi contro un creatore che vuole annientarli.

RECENSIONE:
Questo romanzo Young Adult ha una storia veramente interessante. Mi è piaciuto tantissimo il concetto delle varie stagioni che si danno la caccia e si uccidono a vicenda, sarebbe stata una premessa molto figa anche per un fantasy.
Le varie stagioni vengono scelte dalla dea Gaia tra gli adolescenti che sono in punto di morte. I prescelti vengono mandati all’Osservatorio, un complesso sotterraneo dove ricevono i poteri corrispondenti a una stagione e dove si allenano per uccidere la stagione precedente. Ogni stagione ha il proprio supervisore che li sorveglia mentre sono in superficie e li aiuta a fuggire il più a lungo possibile dalla stagione successiva. Le stagioni ricevono punti per quanto velocemente riescono a uccidere la stagione precedente e per quanto a lungo riescono a fuggire da quella successiva. Più punti ha una stagione, più probabilità ha di essere trasferita in un luogo a sua scelta.
Gli adolescenti appartenenti alla stessa stagione vivono insieme in un dormitorio e rimangono separati da quelli delle altre stagioni, con cui non si possono né toccare né vedere, almeno fino al momento in cui dovranno uccidersi.

In generale, Ragazzi della tempesta mi è piaciuto. Trovo che sia un buon YA fantasy, adatto a un pubblico giovane che, possibilmente, non si aspetta una gran quantità di dettagli, ma preferisce un susseguirsi di scene d’azione. La storia è coinvolgente e i personaggi sono piacevoli, anche se non estremamente approfonditi.
I protagonisti sono Jack, l’inverno, Fleur, la primavera, Julio, l’estate e Amber, l’autunno, che da decenni ormai si uccidono tra di loro. Jack è un ribelle nel cuore, odia ancora dover morire e prova una grande attrazione per Fleur, la stagione che più di tutte dovrebbe odiare ma di cui si sta innamorando anno dopo anno. È un ragazzo brillante, che si è stufato di vivere chiuso sotto terra per tre stagioni all’anno e di non poter stare con la ragazza che ama. A Fleur non importa niente di morire, infatti ha i punteggi più bassi dell’Osservatorio e rischia di essere eliminata, insieme al suo supervisore. Negli anni, ha stabilito un grande rapporto di amicizia con Julio, con cui passa le settimane prima di venire uccisa. Julio è il tipico surfista da film, un bel ragazzo espansivo e popolare che, però, ha un debole per Amber. È quel tipo di ragazzo che sembra non avere una preoccupazione al mondo e poi nasconde delle ferite ancora aperte. Amber è una ragazza forte, che non si fa problemi a uccidere e sembra odiare il mondo, in realtà è proprio quel tipo di amica che si fa in quattro per te e non ti molla nei momenti di difficoltà.
Anche i supervisori delle nostre stagioni, Chill, Poppy, Woody e Marie sono dei personaggi interessanti, la cui storia scopriamo a mano a mano che la vicenda progredisce ed è molto interessante leggere il rapporto di amicizia che hanno con le loro stagioni.

Il punto forte di Ragazzi della tempesta sono i rapporti di amicizia. Ne vediamo diversi, declinati in vari modi, per esempio abbiamo quello tra i quattro protagonisti che si costruisce nel corso della vicenda e quello tra le nostre quattro stagioni e i loro supervisori. L’amicizia è sicuramente un elemento essenziale nella vicenda che stabilisce la forza del gruppo.
Come ho già detto, la storia è molto interessante, però mi è dispiaciuto un pochino che le cose siano successe così in fretta, sarebbe stato preferibile che l’autrice all’inizio avesse introdotto più dettagliatamente l’ambiente dell’Osservatorio e non avesse fatto partire immediatamente l’azione. Anche i protagonisti li incontriamo quando ormai si conoscono e si uccidono da anni, hanno già un rapporto di amore (o di odio), quindi sarebbe stato bello leggere mentre costruiscono questi rapporti, così da non percepire le loro relazioni come istantanea.

All in all, questo ya è molto carino, con un’idea di base estremamente interessante. Ha qualche difetto, ma lo consiglierei sicuramente a dei lettori giovani e penso sia un buon inizio per una saga.